malo modo, lascio che mia moglie ed i
miei figli si guardino le trasmissioni che vogliono, essendo ciò
possibile anche in quanto ciascuno dispone di un televisore proprio.
Allora, volenti o nolenti, è
giocoforza che talvolta l'occhio mi caschi su l'uno o l'altro
televisore, rimanendo pure qualche attimo per saggiare se, ed in quale
misura, sia dotato (io, non il televisore) di masochismo.
Ebbi modo di accertare che esso non era assolutamente
presente in me quando, all'incirca un anno fa, mi capitò di vedere
Umberto Bossi "duellare" con Mino Reitano, urlando l'uno
"Padania", l'altro "Italia": mi precipitai d'impeto
a spegnere il televisore, prima di vomitare tutto ciò che avevo
mangiato.
Essendo passato un anno da tale evento, probabilmente
un po' di masochismo deve essere maturato in me, se invece domenica 6 marzo mi sono soffermato
qualche attimo in più a guardare ancora Bossi, ripreso a Lugano
affacciato ad una finestra.
Se avessero fatto ascoltare solo la sua voce, senza
farne vedere la faccia, taluno avrebbe potuto avere un sussulto di
gioia, credendo che il papa fosse ritornato a parlare, tanto essa
assomigliava a quella del Pontefice Giovanni Paolo II. Ma l'evocazione
della "Padania", invece dell'invocazione di Cristo e della
Madonna, hanno
evitato di potersi ingannare fino in fondo.
Tuttavia, da quelle poche
parole riuscite a biascicare, sembrava che anch'egli, come il Papa,
stesse per dichiararsi lì lì "totus tuus", anche se, invece che
alla Madonna, a Berlusconi (di certo però quella dichiarazione di
proprietà esclusiva gliela avrà fatta segretamente in precedenza, e di
certo quella volpe di Berlusconi avrà fatto finta di ricambiarla a
Bossi).
Poi, forse temendo di non poter rimanere a lungo
idolo dei fans padani, Bossi ha pensato di cominciare già a
prenotare per il figlio Renzo il posto di "cocchiere del
carroccio"; e così questi, un ragazzino ancora imberbe, si è
cimentato subito - con una voce che sembrava quella dei galletti che
emettono il loro primo chicchirichì - a gridare col
pugno stretto : "Padania libera e
indipendente". Ed il cuore del suo papà a momenti gli mollava già
il posto, non per la generosità, ma per la forte emozione provata, che
glielo stava sconquassando un'altra volta, in modo definitivo.
Non so perché, ma quando mi sovviene l'espressione
"quisque de populo", sentita usare da qualche docente a
Bologna durante gli studi universitari di giurisprudenza, il pensiero
corre subito ad Umberto Bossi; e chissà perché associo poi a Bossi anche i
miracoli, compiuti però non da lui, bensì da Berlusconi con le sue
televisioni, essendo questi riuscito a portare nelle stanze del potere,
oltre a sé stesso, appunto uno come Bossi (ma anche un altro come Fini, dopo averlo qualche
anno fa "sdoganato" dal territorio politico eredità del
fascismo).
E quanto professano di essere amici queste tre
persone, di stimarsi reciprocamente! E' vero che a conclusione della
prima legislatura del Governo Berlusconi essi si tirarono
addosso i peggiori improperi e si epitetarono in modo pesante. Ma poi
hanno capito tutti e tre che conveniva loro ritornare ad essere amici,
non proprio per la pelle, ma per riconquistare e mantenere il potere.
Bossi, tuttavia, può vantarsi di avere "un
amico in più": nientedimeno che il Papa, il quale, a suo dire, avrebbe pregato
per lui quando gli è capitato il "pasticcio" (è una sua
espressione) al cuore. Per forza,
mi viene spontaneo dire: essi hanno un comune denominatore: oltre al colore verde
dei vestititi, entrambi sono infatti "totus
tuus!", il Papa però della Madonna, Bossi di Berlusconi.
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... Bossi est totus meus!
12 marzo 2005
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