CROCIFISSO SI' CROCIFISSO NO

 

 

Ove qualcuno mi dovesse chiedere, se nelle diverse aule scolastiche frequentate dalla scuola materna in su, ci fosse o meno il crocifisso attaccato ad una parete, confesso di non essere in grado di testimoniare alcunché al riguardo: che ci fosse o no, evidentemente, esso non era un oggetto di particolare attrazione e contemplazione da parte mia.

Alla scuola materna, ciò che ricordo tuttora come oggetto di attrazione e contemplazione, erano per me le pieghe delle cosce enormi della maestra, che le esibiva spalancate soprattutto all'aria aperta nel cortile della scuola, all'ombra del "Pino Arnaldo" noncurante (o forse, chissà, compiacendosene) di farsele ammirare.

Alla scuola elementare, invece, oggetto di osservazione e timor sacro, anche se ci fosse stato, non era certamente il crocifisso, bensì la bacchetta del maestro. Tuttavia, conservo ancora il ricordo di altri oggetti attaccati alle pareti: oltre alla carta geografica in aula, alcune stampe di Michelangelo Buonarroti e Galileo Galilei in corridoio al primo piano. Queste ultime le osservavo mentre stazionavamo in fila, in attesa di uscire, oppure mentre il maestro ci faceva esercitare a marciare come dei soldati, scandendo il passo e la cadenza.

Nella casa paterna non poteva certo mancare il crocifisso, insieme al classico quadro della madonna che campeggiava in alto alla testa del letto matrimoniale ed a qualche altro santo. Ciò che attirava il mio sguardo, tuttavia, non era il crocifisso, un piccolo oggetto insignificante di colore marrone scuro, bensì i grandi occhi dolci della madonna e quelli del Santo taumaturgico Antonio.

In casa mia, invece, semplicemente  non ho mai pensato di andare a comperare un crocifisso e, se l'avesse fatto mia moglie, non avrei avuto comunque niente da obiettare... forse.

Scoppiata, dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, la questione della legittimità dell'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, mi sono accorto (fino ad allora non ci avevo fatto mai caso) che il crocifisso è appeso in ciascun ufficio assegnatomi nei comuni dove presto servizio; e dopo che l'ho scoperto, l'ho lasciato là dov'era. 

Appena caso ci faccio anche che ci sia nel mio ufficio, od in quello del sindaco, il ritratto del Presidente della Repubblica, la bandiera nazionale, quella europea, quella regionale, il gonfalone comunale: le bandiere, le patrie, gli inni nazionali costituiscono per me delle invenzioni artificiose che non mi suscitano alcuna emozione e senso di appartenenza: la Terra è senza soluzione di continuità, non è stata creata con perimetri e recinti nazionali e sarebbe bello anche per l'uomo provare il senso di libertà degli uccelli, di poter volare ovunque.

 Non ne parliamo poi delle bandiere delle squadre calcistiche: non sono stato tifoso mai di nessuna squadra, conseguentemente non ho mai adornato di alcun simbolo calcistico le pareti delle stanze dove sono vissuto; peraltro, neppure di immagini di cantanti, attori, donne nude, ecc.:  non ho mai avuto miti ... fatta  unica eccezione  "la stazione di Palazzo San Gervasio".

Poco dopo sposato, mi sono liberato le mani anche del simbolo della fede nuziale, non facendone di ciò mia moglie alcuna tragedia, perché non ha esitato a credere che ciò fosse dovuto solo al fastidio fisico che l'anello mi procurava, non ad altri scopi, quelli che una volta raggiunti diventano peccati da andare a confessare al prete.

Ma, ritornando al dilemma suscitato del titolo di questa pagina, crocifisso sì, crocifisso no, io non sono favorevole alla sua esposizione in aula, essenzialmente per queste ragioni.

Anzitutto perché l'immagine, sia pure in miniatura, di una persona inchiodata sulla croce, se osservata con attenzione, è uno spettacolo truce da mostrare ad un bambino, la cui psiche è già turbata da infinite paure ancestrali, sicché essa non può che produrre l'effetto di dar corpo ad esse, di costituire una dimostrazione visibile e tangibile del male e della cattiveria umana.

Se, invece, il crocifisso rimane solo un complemento d'arredo dell'aula, sul quale lo sguardo degli scolari si posa ogni tanto vagamente, senza cogliere il significato di dolore straziante che rappresenta, vuol dire allora che esso subisce un processo inflattivo di assuefazione e non adempie più alla funzione per la quale viene attaccato alla parete dell'aula, di costituire un simbolo di costante richiamo al messaggio insito nella missione del Cristo sceso sulla Terra.

Sono convinto peraltro che, se  fosse possibile fare un interpello sulla questione al diretto interessato, cioè al Cristo medesimo, egli manifesterebbe sicuramente un fastidio enorme per l'abuso insensato che viene fatto del simbolo del suo sacrificio, come pure per l'adorazione petulante che gli viene tributata in continuazione ogni giorno in tutte le chiese del mondo recitando le messe, e forse s'incazzerebbe lasciandosi scappare anche qualche parolaccia, dicendo: "mi avete nauseato e rotto i coglioni a sentire queste litanie continue... e Signore pietà, e Cristo pietà, ma perché, invece di sprecare tutto questo tempo, non lo impiegate in opere concrete in favore dei vostri fratelli bisognosi"?

Non riesco ad immaginare poi che reazione avrebbe se venisse a sapere che il simbolo della sua croce ha consentito ad un partito in Italia di stare al potere per decine d'anni; ed ora che un altro vuole appropriarsi di quel simbolo per infilarlo nella bandiera nazionale. 

Anzi lo immagino. Egli riscenderebbe un'altra volta sulla Terra, convocherebbe i novelli evangelisti (Bossi, Calderoli, Castelli e così via) per una cena e, ripetendo ancora "mangiate e bevete la mia carne ed il mio sangue in memoria di me", cagherebbe e piscerebbe loro addosso, urlandogli nelle orecchie: "prendete i vostri scudi e le vostre sciabole e ritornatevene voi nella vostra Gallia, io sto bene in mezzo a tutto il genere umano e, se proprio dovessi avere una preferenza, essa è per coloro che hanno la pelle nera ": I love Black Christmas, not White Crhistmas".

Giacché quel giorno era ancora Natale, vedendo disseminati in giro presepi qua e là, si soffermò presso ciascuno di essi sostituendo nelle stalle il bambinello dai riccioli biondi, con uno dai riccioli neri.

26 dicembre  2009

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