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Quando il 16 ottobre 1978 a
Roma ci fu la fumata bianca, e dalla loggia della Basilica il cardinale
camerlengo annunziò "gaudium magnum, habemus Papam",
l'arcivescovo polacco Karol Wojtyla
esordì dicendo, "Se mi sbaglio mi corrigerete", ammettendo
con umiltà di non conoscere bene la lingua italiana.
Egli però conosceva già bene la lingua universale, quella che, senza
bisogno di troppe e ricercate parole, parla direttamente all'animo delle
persone, sicché, invece di essere corretto lui, ha finito col
correggere tanti, col plasmare l'umanità.
Certo, neppure Wojtyla è riuscito a scongiurare le guerre,
a non far morire di fame milioni di persone, tuttavia egli lascia una speranza a
tutti: quale che sia la religione professata, alla fine Dio, se c'è, non può essere
che uno, e forse Egli saprà
accogliere anche coloro che non lo hanno adorato in terra, ma che si
sono comportati comunque bene.
Sicché, se Dio avrà certamente vicino a sé anime eccelse
come Madre Teresa
di Calcutta - forse adesso Karol e Teresa si sono ripresi già di nuovo
per mano - potrebbe non avere molto lontano quella di Sandro Pertini - compagno
d'avventura di montagna dello stesso Wojtyla - e forse potrebbe non
escludere, quando sarà, neppure quella mia.
Oggi 2 aprile 2005, Giovanni Paolo II "ci ha voltato le
spalle" per ritornare alla casa di suo Padre, per raggiungere la sua meta celeste,
ma il nostro pensiero
ritornerà ancora a lui, un po' come quella colomba che, lanciata nel
cielo, tornava indietro a posarglisi sulla testa.
Si dice che morto un Papa se ne fa un altro, certo, ma che sappia amare e farsi
amare come Wojtyla, e dire parole ispirate e vere come le sapeva dire lui, chi lo
sa se ne verrà un altro. |




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