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Ovviamente anche
il papà di Giovanni si chiamava Pepe, soprannominato "Diamant".
Solo a novembre di due anni fa sono venuto a sapere che egli si
ritrovò emigrante in Germania proprio insieme in baracca con un mio zio
materno. Un giorno, raccontando le sue prodezze, si vantò di aver
rubato delle scrofe ad un porcaro di Genzano di Lucania, che, guarda
caso, era proprio il padre di mio zio, nonché mio nonno. Stava per
succedere il fini mondo, con coltelli tirati fuori per offendere e
difendersi. Ma mio zio recedette, anzi andò in direzione della sua
ditta per comunicare di voler rassegnare le dimissioni, spiegando, per
l'impossibilità di poter convivere con un soggetto autore di tale
misfatto. Siccome, però, la ditta ci teneva a mio zio, gli disse che
avrebbe prontamente ovviato al problema. Infatti, il giorno dopo si
presentò la polizia al soggetto in questione con un foglio di via in
mano, su cui c'era scritto che doveva essere rimpatriato in quanto
indesiderabile. E mio zio poté così rimanere tranquillo in Germania a
lavorare!
Non posso qui non ricordare anche un altro Pepe - dirigente
scolastico visto a Banzi in occasione della prima visita fatta
dall'arcivescovo Giovanni Ricchiuti il 31 ottobre 2005 - del quale mi è
rimasta impressa la prostrazione deferente fatta all'alto prelato e del
bacio alla sua mano.
Chi l'avrebbe detto che nel mio destino era scritto che
avrei dovuto fare la conoscenza ancora di un altro Pepe? E' accaduto
durante l'ultima vacanza al mare e si tratta non di una persona, bensì
di una gazza ladra.
Fino al 16 giugno 2007 sapevo solo della "Gazza
Ladra" opera di Gioachino Rossini; invece, giunto nel luogo di
vacanza, ho trovato vicino all'ingresso una gabbia con dentro un
uccello, spiegatomi poi essere una gazza ladra.
Sarà stato perché già mi piaceva la gazza ladra
rossiniana, ma quell'uccello mi ha suscitato subito una forte simpatia,
da egli ricambiata con gorgheggi vari, salti e svolazzii. E quella
simpatia è vieppiù accresciuta quando ho conosciuto anche la simpatia
della famiglia cui apparteneva, la "madre adottiva" Maria,
cubana madre naturale di due graziose bambine dai lunghi capelli biondi,
Giorgia e Gloria, compagna di Eligio, a sua volta padre di Giulia, tutti
e cinque in vacanza insieme: che bella famiglia! E, come se non fosse
già numerosa, con l'aggiunta della gazza ladra!
Maria, ogni giorno, concedeva a Pepe di uscire dalla gabbia
per un po', e la gazza ladra si godeva beata quella pausa di libertà,
facendosi il bagnetto nella bacinella, volando sui pini, volteggiandoci
intorno. Pepe! Pepino! la chiamava, e si sentiva vibrare nella sua voce
un sentimento d'affetto particolare. Poi l'afferrava con destrezza,
senza farle male, e la richiudeva in gabbia.
Un giorno però la gazza ladra ritornò tutta malconcia;
non si capiva bene cosa le fosse successo, irriconoscibile per come era
inzuppata di non si sapeva cosa: il timore era che fosse finita
addirittura in acqua surriscaldata e che fosse ustionata. Soccorsa
premurosamente da Maria e messa in gabbia, tremava con una zampa: sta
morendo, esclamava costernata Maria con le lagrime agli occhi! Eravamo
tutti intorno a trepidare, temendo che stramazzasse da un momento
all'altro.
Ma la gazza cominciò a scrollarsi le piume, sbatté le
ali, si riprese e tutti ci sentimmo sollevati, soprattutto Maria, che
nei confronti di quella creatura mostrava di avere un legame ed una
premura affatto particolari, al punto da far sbottare Eligio: "Cazzo,
quando sto male io non ti angusti così tanto!"
Arrivò, purtroppo, il giorno della partenza, nostra, della
gazza ladra e della sua famiglia. Loro dovevano partire nottetempo,
sicché prepararono la macchina già alla sera. Che tristezza, pensai,
domattina non essere più salutato dalla gazza ladra, non sentire più i
suoi versi, non vedere più i suoi salti e svolazzii festosi, non appena
mi intravedeva dalla rete della finestra, attendendo che le portassi da
mangiare.
Mi svegliai presto, e volli provare quella sensazione di
tristezza nel constatare che la gabbia non era più appesa al pino. Ma,
come un miracolo, la gabbia era ancora appesa e Pepe cominciò, come al
solito, a festeggiarmi. Eligio aveva sofferto alla notte mal di testa,
sicché aveva avuto necessità di riposare un po' di più.
Così potetti ancora iniziare in allegria l'ultimo giorno
di vacanza. Essa durò però poco. Dopo qualche minuto, infatti, tutti
presero disciplinatamente posto in macchina, anche Pepe con la sua
gabbia. Prima che l'autovettura si avviasse, pulii con la mano il
cristallo posteriore, per guardarla ancora qualche attimo. E per qualche
attimo Pepe mi fece ancora le feste. Poi la macchina s'avviò. Mentre si
allontanava lessi sul retro il suo nome: Serena. Come la famiglia
composta da Eligio, Maria, Giulia, Giorgia, Gloria e Pepe incontrata
come vicina di casa al mare nella seconda quindicina del mese di giugno
2007.
Con quasi certezza non accadrà più di incontrare né
Pepe, né la sua famiglia adottiva. Forse la gazza ladra un giorno si
allontanerà anche per sempre da loro, non vi farà più ritorno, andrà
a comporre - come è giusto - lei una sua famiglia, costruendosi il nido
sulle cime degli alberi che si stagliano nel cielo di Milano.
Le gazze ladre so però che fanno parte dei pochi animali
dotati d'intelligenza. Essa sarà allora sicuramente riconoscente nei
confronti di Maria che un giorno la soccorse da piccola, poi l'allevò,
la curò amorevolmente, pianse per il timore che morisse. Ed allora,
forse, qualche volta, andrà a sorvolare intorno a casa sua, le
mostrerà felice ed orgogliosa la sua nuova famiglia.
E Maria si sentirà meno triste per essere finita lontana
dalla sua terra natia, Cuba, avrà da Pepe un po' di consolazione.
"Pepe, Pepino, scemo, vieni qua", continuerà ad esclamare. Ed
a Pepe la parola "scemo" suonerà ancora come un suono
amorevole dolcissimo: l'avesse sentito dentro l'anima Gioachino Rossini
quel suono, avrebbe resa la sua sinfonia ancor più fantastica! Ma pur
così com'è, sono sicuro che, se dovesse capitare a Maria di
ascoltarla, potrà con essa continuare a fantasticare con Pepe, volare
insieme a lui, ritrovarsi magicamente a Cuba. E chissà, tutti e due,
potrebbero talvolta ricordarsi anche di me, caso mai invitarmi a volare
insieme per andare a far un giro sulle colline e nei boschi di Banzi. |