PEPE, LA GAZZA LADRA

   Certo, non mi era affatto sconosciuto il nome, anzi cognome, Pepe.
   Così si chiamavano due gemelle che abitavano a Banzi nei paraggi della fontana di "Mastron", all'incirca della mia età e che - non mi vergogno a confessarlo - mi procurarono per prime certi turbamenti già alla tenera età di sette otto anni.
   Così si chiamava - e si chiama ancora - il loro cugino Giovanni, mio compagno di scuola, al quale mi ricordo un giorno il maestro (era di vena buona) concesse di uscire dall'aula, andare a casa, prendere l'armonica e suonare in classe: mi ricordo ancora  adesso i pezzi che eseguì, lasciando tutti stupiti per il suo talento. Poi Giovanni l'ho potuto ancora ammirare, quale maestro e capo complesso de "Le Anime", prima, "Whites souls", poi, in cui egli suonava la pianola, mentre io la chitarra basso, insieme a Savino Pasquarelli (chitarra solista) e Mimmo Rigato (batteria).

   Ovviamente anche il papà di Giovanni si chiamava Pepe, soprannominato "Diamant". Solo a novembre di due  anni fa sono venuto a sapere che egli si ritrovò emigrante in Germania proprio insieme in baracca con un mio zio materno. Un giorno, raccontando le sue prodezze, si vantò di aver rubato delle scrofe ad un porcaro di Genzano di Lucania, che, guarda caso, era proprio il padre di mio zio, nonché mio nonno. Stava per succedere il fini mondo, con coltelli tirati fuori per offendere e difendersi. Ma mio zio recedette, anzi andò in direzione della sua ditta per comunicare di voler rassegnare le dimissioni, spiegando, per l'impossibilità di poter convivere con un soggetto autore di tale misfatto. Siccome, però, la ditta ci teneva a mio zio, gli disse che avrebbe prontamente ovviato al problema. Infatti, il giorno dopo si presentò la polizia al soggetto in questione con un foglio di via in mano, su cui c'era scritto che doveva essere rimpatriato in quanto indesiderabile. E mio zio poté così rimanere tranquillo in Germania a lavorare!
   Non posso qui non ricordare anche un altro Pepe - dirigente scolastico visto a Banzi in occasione della prima visita fatta dall'arcivescovo Giovanni Ricchiuti il 31 ottobre 2005 - del quale mi è rimasta impressa la prostrazione deferente fatta all'alto prelato e del bacio alla sua mano.
 
   Chi l'avrebbe detto che nel mio destino era scritto che avrei dovuto fare la conoscenza ancora di un altro Pepe? E' accaduto durante l'ultima vacanza al mare e si tratta non di una persona, bensì di una gazza ladra.
   Fino al 16 giugno 2007 sapevo solo della "Gazza Ladra" opera di Gioachino Rossini; invece, giunto nel luogo di vacanza, ho trovato vicino all'ingresso una gabbia con dentro un uccello, spiegatomi poi essere una gazza ladra.
   Sarà stato perché già mi piaceva la gazza ladra rossiniana, ma quell'uccello mi ha suscitato subito una forte simpatia, da egli ricambiata con gorgheggi vari, salti e svolazzii. E quella simpatia è vieppiù accresciuta quando ho conosciuto anche la simpatia della famiglia cui apparteneva, la "madre adottiva" Maria, cubana madre naturale di due graziose bambine dai lunghi capelli biondi, Giorgia e Gloria, compagna di Eligio, a sua volta padre di Giulia, tutti e cinque in vacanza insieme: che bella famiglia! E, come se non fosse già numerosa, con l'aggiunta della gazza ladra!
   Maria, ogni giorno, concedeva a Pepe di uscire dalla gabbia per un po', e la gazza ladra si godeva beata quella pausa di libertà, facendosi il bagnetto nella bacinella, volando sui pini, volteggiandoci intorno. Pepe! Pepino! la chiamava, e si sentiva vibrare nella sua voce un sentimento d'affetto particolare. Poi l'afferrava con destrezza, senza farle male, e la richiudeva in gabbia. 
   Un giorno però la gazza ladra ritornò tutta malconcia; non si capiva bene cosa le fosse successo, irriconoscibile per come era inzuppata di non si sapeva cosa: il timore era che fosse finita addirittura in acqua surriscaldata e che fosse ustionata. Soccorsa premurosamente da Maria e messa in gabbia, tremava con una zampa: sta morendo, esclamava costernata Maria con le lagrime agli occhi! Eravamo tutti intorno a trepidare, temendo che stramazzasse da un momento all'altro.
   Ma la gazza cominciò a scrollarsi le piume, sbatté le ali, si riprese e tutti ci sentimmo sollevati, soprattutto Maria, che nei confronti di quella creatura mostrava di avere un legame ed una premura affatto particolari, al punto da far sbottare Eligio: "Cazzo, quando sto male io non ti angusti così tanto!"
   
   Arrivò, purtroppo, il giorno della partenza, nostra, della gazza ladra e della sua famiglia. Loro dovevano partire nottetempo, sicché prepararono la macchina già alla sera. Che tristezza, pensai, domattina non essere più salutato dalla gazza ladra, non sentire più i suoi versi, non vedere più i suoi salti e svolazzii festosi, non appena mi intravedeva dalla rete della finestra, attendendo che le portassi da mangiare.
   Mi svegliai presto, e volli provare quella sensazione di tristezza nel constatare che la gabbia non era più appesa al pino. Ma, come un miracolo, la gabbia era ancora appesa e Pepe cominciò, come al solito, a festeggiarmi. Eligio aveva sofferto alla notte mal di testa, sicché aveva avuto necessità di riposare un po' di più.
   Così potetti ancora iniziare in allegria l'ultimo giorno di vacanza. Essa durò però poco. Dopo qualche minuto, infatti, tutti presero disciplinatamente posto in macchina, anche Pepe con la sua gabbia. Prima che l'autovettura si avviasse, pulii con la mano il cristallo posteriore, per guardarla ancora qualche attimo. E per qualche attimo Pepe mi fece ancora le feste. Poi la macchina s'avviò. Mentre si allontanava lessi sul retro il suo nome: Serena. Come la famiglia composta da Eligio, Maria, Giulia, Giorgia, Gloria e Pepe incontrata come vicina di casa al mare nella seconda quindicina del mese di giugno 2007.

   Con quasi certezza non accadrà più di incontrare né Pepe, né la sua famiglia adottiva. Forse la gazza ladra un giorno si allontanerà anche per sempre da loro, non vi farà più ritorno, andrà a comporre - come è giusto - lei una sua famiglia, costruendosi il nido sulle cime degli alberi che si stagliano nel cielo di Milano. 
   Le gazze ladre so però che fanno parte dei pochi animali dotati d'intelligenza. Essa sarà allora sicuramente riconoscente nei confronti di Maria che un giorno la soccorse da piccola, poi l'allevò, la curò amorevolmente, pianse per il timore che morisse. Ed allora, forse, qualche volta, andrà a sorvolare intorno a casa sua, le mostrerà felice ed orgogliosa la sua nuova famiglia.
   E Maria si sentirà meno triste per essere finita lontana dalla sua terra natia, Cuba, avrà da Pepe un po' di consolazione. "Pepe, Pepino, scemo, vieni qua", continuerà ad esclamare. Ed a Pepe la parola "scemo" suonerà ancora come un suono amorevole dolcissimo: l'avesse sentito dentro l'anima Gioachino Rossini quel suono, avrebbe resa la sua sinfonia ancor più fantastica! Ma pur così com'è, sono sicuro che, se dovesse capitare a Maria di ascoltarla, potrà con essa continuare a fantasticare con Pepe, volare insieme a lui, ritrovarsi magicamente a Cuba. E chissà, tutti e due, potrebbero talvolta ricordarsi anche di me, caso mai invitarmi a volare insieme per andare a far un giro sulle colline e nei boschi di Banzi.

03 luglio 2007

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